LO SCIOPERO DEI MACCHINISTI TEDESCHI DIMOSTRA CHE UN PAESE CHE CRESCE NON HA BISOGNO DI LIMITARE QUESTO DIRITTO

20150504_treno_germaniaArrivano gli echi di uno sciopero di 7 giorni dei macchinisti delle ferrovie dello Stato della Germania e, a prescindere dal merito della rivendicazione, salta agli occhi che durerà, appunto, ben 7 giorni tutti di fila. Una protesta vera, efficace e dura, una astensione dal lavoro che realmente pone la controparte in crisi.

Sempre senza entrare nel merito, tutti avrete capito che la grande Germania, che dirige le fila della economia europea, non ha nella sua legislazione la “autoregolamentazione del diritto di sciopero” che vige in Italia perlomeno dal 1990, e che lega i lavoratori a una serie di vincoli, tra cui il limite dello sciopero per un solo giorno, che rende quest’arma quasi inutile.

Non solo. Scopriamo in questo modo che, per far crescere la professionalità, il merito, la qualità del lavoro e, in definitiva, le retribuzioni (cose di cui si vanta, a ben ragione, la Germania della Merkel) la strada della limitazione della protesta, dell’affogamento delle vertenze, probabilmente non è quella più giusta.

I conflitti vanno affrontati e risolti, non soffocati da leggi che rendono inefficace o fuorilegge qualsiasi protesta. In questo modo, per motivi che possiamo solo immaginare, si sono sedate le parti in cambio di una scarsa qualità del lavoro. Abbiamo ottenuto, finora, un esercito di scontenti che cova risentimento e sfiducia sia verso la parte datoriale che verso le organizzazioni sindacali, piombando in un qualunquismo che lascia spazio solo alla rivendicazione individuale.

Eppure tutti sappiamo che nelle nostre case non nascondiamo la polvere sotto il tappeto, ma la raccogliamo per farla sparire. Ed infatti la media delle retribuzioni dei lavoratori tedeschi è mediamente del 30% più alta, anche paragonando i diversi costi della vita. Eppure lì la protesta ha una libertà del tutto diversa da quella italiana.

Dopo gli scioperi alla Lufthansa e le polemiche sulla sicurezza dei voli seguite alla tragedia dell’Airbus Germanwings, ecco lo sciopero, addirittura di sette giorni, proclamato dai macchinisti del sindacato Gdl a partire dal 4 maggio. Motivo della protesta: la disputa con DeutscheBahn (le Ferrovie dello Stato) sul salario e l’orario di lavoro. Il Gdl chiede un aumento del 5% degli stipendi e la riduzione della settimana lavorativa da 39 a 37 ore, oltre ad altre rivendicazioni marginali.

Non vogliamo entrare nel merito, ma ognuno si starà facendo una chiara idea e forse avere notizie del mondo del lavoro da parte di altri paesi ci aiuta meglio a capire la nostra situazione e le strade da percorrere.

Segretario Generale
Francesco Prudenzano

2 Risposte a “LO SCIOPERO DEI MACCHINISTI TEDESCHI DIMOSTRA CHE UN PAESE CHE CRESCE NON HA BISOGNO DI LIMITARE QUESTO DIRITTO

  • Daniele Compostella
    2 anni fa

    Io l’ho sempre sostenuto. Ad un governo disonesto che non riesce, o meglio, non vuole mantenere le promesse e ciò che sottoscrive e si impegna di portare a termine, non siamo obbligati a sottostare alle sue disposizioni.
    Copiano e vogliono seguire ciò che gli altri stati europei legiferano…. ebbene, allora il governo tolga immediatamente l’autoregolamentazione degli scioperi, vero e proprio colpo di stile dittatoriale alle limitazioni della libertà dei popoli.
    Scendiamo in sciopero anche noi una settimana e con picchetti controlliamo che lo sciopero abbia effetto.
    Altrimenti bisogna che anche noi iniziamo a volere che solamente chi partecipa almeno al 70% degli scioperi abbia la possibilità di usufruire degli eventuali aumenti salariali o delle migliorie derivanti dall’azione di protesta.
    FREGATEVENE DELL’AUTOTOREGOLAMENTAZIONE. Un lavoratore scende in sciopero e basta.
    Ma da quando in qua un lavoratore scende in sciopero quanto e quando vuole il datore di lavoro?

  • Nulla di più vero.
    I problemi si risolvono, creandone di più grossi.
    Fino a che il sistema non verrà bloccato seriamente, nessuna protesta avrà efficacia. E ciò vale nel pubblico e nel privato.
    Solo con #nuoveconcezioni #alpassocoitempi, il nostro Paese può sperare in un futuro.