LE TABELLE DI EQUIPARAZIONE E LA PERDITA DELLA PROFESSIONALITA’

puzzleOrmai pare deciso: Il dipendente pubblico che cambierà comparto con la mobilità obbligatoria manterrà il trattamento economico fondamentale e accessorio sono mediante assegno ad personam riassorbibile, e solo nei casi in cui sia individuata la copertura finanziaria, “anche a valere sulle facoltà assunzionali”, ovvero se ci sono i soldi.

E in effetti  lo schema del Dpcm diventa fondamentale per avviare la mobilità dalle Province alleggerite di funzioni dal momento che in questa fase il turn over, comunque limitato, ha una corsia preferenziale per gli ex provinciali.

Si tratta di una previsione implicita di tagli al salario e alle professionalità e così si chiude il cerchio riguardo le belle parole spese all’alba della privatizzazione del pubblico impiego che qualcuno aveva sbandierato come una grande opportunità. In realtà sono restati gli enormi svantaggi e sono stati riassorbiti i pochi e mal distribuiti vantaggi che la privatizzazione ha dato.

Insomma le tabelle di equiparazione tra i livelli di inquadramento dei dipendenti pubblici sono l’ultimo pezzo di un puzzle impazzito, sfuggito totalmente al controllo e non possono garantire ai dipendenti trasferiti il trattamento economico accessorio poiché gli enti subentranti nelle funzioni provinciali dovranno finanziare da sé i costi.

Naturalmente, nessuno sta rilevando il problema dell’impatto che avrà questo personale inserito in uffici di enti pubblici agenzie o ministeri.

Facciamo solo l’esempio sui 1.031 ex provinciali da collocare al Ministero della giustizia che si dovranno inserire in un contesto che ha dei meccanismi e delle professionalità di cui questi dipendenti non sono in possesso, della loro formazione per il corretto inserimento nell’attività lavorativa non pare ci sia niente di previsto.

Inoltre questo personale andrà ad occupare sedi e funzioni che sono ambite da colleghi fuori sede da moltissimi anni e che vedranno sempre più allontanarsi questa prospettiva.

Per ultimo questo inserimento a pettine nei ruoli e nelle qualifiche sottrae posti disponibili a eventuali procedure di riqualificazione che, proprio nel ministero della Giustizia, sono state pressochè assenti.

E questo è solo un esempio tra tanti che potrebbero verificarsi. Un esempio di come la politica sistema le cose ma si dimentica delle persone. Al contrario di come dovrebbe fare uno Stato moderno, giusto e partecipativo.

Occorre, più che mai, una forte rappresentanza collettiva che non sia timida né collusa e che possa generare il riscatto di una categoria che si è da tempo ripiegata su se stessa perché pensa di non avere più speranze né prospettive.

Segretario Generale
Francesco Prudenzano

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