Prima grandi proclami, tagli a tutti i livelli e chi ha di più pagherà di più, ed ora, con il passare delle ore, vediamo stralciare, una dopo l’altra, tutti i tagli delle grandi caste.

 

  

 

  • Avevamo letto del taglio del 10% sugli stipendi dei parlamentari e amministratori di enti locali
  • avevamo letto del dimezzamento dei contributi elettorali ai partiti
  • avevamo letto del taglio delle province e di molti altri enti inutili
  • avevamo letto del controllo del tesoro sulle spese della Protezione Civile (i grandi eventi delle tangenti) e del taglio dei fondi a palazzo Chigi
  • avevamo letto della ricollocazione del personale della Presidenza del Consiglio tra i comuni mortali contrattualizzati
  • avevamo letto del taglio della spartizione per gli avvocati dello stato degli importi per la condanna alle spese (una regola molto singolare: quando l’amministrazione perde la causa paga l’erario, quando la vince i soldi vanno agli Avvocati dello Stato)
  • …e di tante altre cose.

     Con il passare delle ore tutte queste cose stanno sparendo o si stanno riducendo ad un atto del tutto simbolico.

    Quello che resta, incrollabile, è il blocco per un triennio del rinnovo dei contratti… Tranne che per forze di polizia e vigili del fuoco (ma loro, per qualche regola che non conosciamo, pagano di più i beni e i servizi?).

    Si sta andando, come molte altre volte, verso una penalizzazione pressoché unica dedicata alla gran parte, nemmeno la totalità, degli impiegati pubblici.

    La scusa che comunque da quei provvedimenti non si sarebbe potuto ricavare molto, rispetto al fabbisogno dello Stato, necessita di una precisazione: non si tratta di soldi ma di senso di giustizia.

    Se, come pare, abbiamo bisogno di risparmiare, tutti devono contribuire in proporzione a quello che guadagnano.

    Ed invece vogliono fare tagli solo su temi che non riguardano i partiti.

    Vogliono risparmiare, ma solo su altre fonti di spesa. E gli altri siamo proprio noi!