10bisCome avevamo già anticipato con il Flash n. 36 del 3 novembre 2009, il ministro Brunetta ha di nuovo modificato le fasce orarie per la reperibilità nel pubblico impiego applicando la delega prevista nel d. lgs. 150/09.

Ed infatto con il Dpcm 18 dicembre 2009, n. 206, (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.15 di ieri 20 gennaio 2010) il ministro della Funzione Pubblica rivede gli orari di reperibilità portandoli a 7 ore (9-13 e 15-18) .

Rimangono confermate le novità anticipate nel precedente Flash:

  • reperibilità anche nei giorni non lavorativi e festivi;
  • spetta al dottore inviare il certificato medico all’Inps, che lo girerà, sempre in via telematica, all’amministrazione di appartenenza del dipendente malato;
  • per assenze protratte per più di 10 giorni diventa obbligatorio farsi vedere da una struttura sanitaria pubblica o da un medico convenzionato;
  • previste alcune deroghe all’obbligo di reperibilità e viene meno anche per i dipendenti «nei confronti dei quali è stata già effettuata la visita fiscale».    

E’ confermata la decurtazione del salario accessorio ed anche le indicazioni dell’Inpdap che ha chiarito, nei mesi scorsi, come tali detrazioni non incidano negativamente su pensione e trattamento di fine servizio.
Ricordiamo, ancora una volta, che la Corte di cassazione, già da molto tempo (Sent. 1942 del 10.03.1990), ha chiarito che, dopo avere ricevuto la visita del medico fiscale, il lavoratore non è più tenuto a rimanere in casa durante le fasce di reperibilità perché ciò si tradurrebbe in una inammissibile limitazione della libertà di movimento.
La stessa Corte, peraltro, ha anche spiegato che, una volta accertato l’evento morboso, la reiterazione delle visite fiscali, qualora ingeneri un aggravamento dello stato patologico, costituisce un comportamento persecutorio illegittimo del datore di lavoro suscettibile di risarcimento (Sent. 475 del 19 gennaio 1999).

 

Confermiamo il nostro parere negativo su questa “strategia” governativa, che non colpisce chi abusa ma tutti indiscriminatamente ed è contraria alla stessa ratio sempre sostenuta dal ministro Brunetta: la ricerca del merito (o demerito) individuale.

Tanto affannarsi per evitare la distribuzione a pioggia del salario accessorio non ha evitato questa penalizzazione che non fa alcuna differenza tra i malati veri e quelli finti.